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Congresso: per tutti quei chilometri che faccio per te…

È arrivato il giorno del congresso.

Il primo “secondo” congresso annuale, così come deciso dalla categoria giusto un anno fa, modificando il regolamento del congresso.

Della formula del congresso primaverile sperimentata a Genova si è già detto nel corso dell’assemblea e in un successivo Caffè di Federnotizie. Un contenitore molto interessante con un contenuto, probabilmente per questioni di rodaggio, molto deludente. Un congresso che voglia provocare un dibattito interno alla categoria per dare un indirizzo politico deve avere il coraggio di presentare tesi potenzialmente divisive, cosa che non è avvenuta in Liguria, quando il Consiglio Nazionale ha presentato lavori più ricognitivi che propositivi e ricognitivi di temi attorno ai quali il consenso della base era un preesistente dato di fatto.

Si avrà tutto il tempo di migliorare.

Il Congresso che inizia domani si pone, invece, nel solco della tradizione dell’unico congresso annuale.

Le relazioni dei presidenti, gli interventi della politica (benevoli nelle parole quanto imprevedibili nella sincerità), le tavole rotonde e l’assemblea, schiacciata nei tempi, con il vecchio rito degli ordini del giorno e con le domande del question time.

Nel momento di fare le valigie viene spontaneo farsi una domanda “ma perché sto abbandonando lo studio, la famiglia, i miei hobby, per passare tre giorni a Roma, se l’ultima (ma anche la penultima, la terzultima etc) volta tornando a casa ho provato un senso di insoddisfazione e di inutilità?”.

Prima di chiudere la valigia una risposta bisogna darsela ed è la stessa dell’anno scorso, di quello prima e di quello prima ancora.

Il notariato ha un suo senso nel nostro ordinamento se inteso come categoria unitaria. Al notariato, più che ai singoli notai, è affidata la pubblica funzione. Nessuna professione come la nostra necessita di dare alla collettività una risposta di gruppo, omogenea e con limitatissimi malfunzionamenti.

Ed il congresso è un momento nel quale la coesione viene esibita, con percentuali di partecipazione che altre professioni non hanno e che all’esterno viene percepita con stupore positivo.

Ma il senso del dovere potrebbe sfociare nella passione se il congresso fosse o tornasse ad essere anche un momento di dialogo e di confronto.

Il programma congressuale prevede poco più di 14 ore di lavoro suddivise in 3 giorni.

Di queste poco più di un terzo sono dedicate al dibattito. Probabilmente ancor meno che in passato quando il congresso era uno all’anno. Per il resto ai congressisti è richiesto solo un ascolto passivo di relazioni che ben potrebbero essere inviate in anticipo e di tavole rotonde che potrebbero anche essere registrate. Non si vuole con ciò sostenere che il congresso debba limitarsi al dibattito, ma che il rapporto temporale ascolto passivo/dialogo dovrebbe essere invertito o comunque rivisto.

Al congresso di Genova gli interventi, a volte su temi interessanti, degli iscritti vennero limitati in un tempo insufficiente a svolgere un ragionamento minimamente articolato. E più il Congresso tocca temi caldi, più il numero degli interventi aumenta e il tempo si comprime. E ciò snatura il senso del Congresso, che come ci ricorda il suo regolamento, “è l’assise del notariato, dedicato alla trattazione e discussione degli indirizzi generali del Notariato e ha lo scopo di promuovere, la tutela e la valorizzazione della professione notarile, la discussione in materia di previdenza e assistenza della Categoria, la partecipazione dei notai al dibattito sugli argomenti di interesse per la categoria, la trattazione delle problematiche concernenti la politica del Notariato, l’elaborazione di proposte di riforma nell’interesse precipuo della tutela dei diritti dei cittadini e dei rapporti giuridici ed economici”.

Ma il regolamento del congresso deve essere un po’ scomparso dai radar del Comitato Organizzatore e dei nostri organi istituzionali.

Ed infatti.

Gli ordini del giorno, è vero a volte un po’ naif o formulati in modo tale che i loro presentatori non vedano il rischio di vederseli respinti, dovrebbero essere oggetto di una o più sessioni di discussione nelle riunioni del Consiglio Nazionale successive alla chiusura del Congresso con determinazioni rese note su CNN Notizie (che forse ci sono scappate) ed infine oggetto di apposito capitolo della relazione del segretario  che avrebbe dovuto essere (ma non è stata) inviata a tutti i notai per posta elettronica 30 giorni prima dell’apertura del Congresso. Può darsi che la formula degli ordini del giorno abbia fatto il suo tempo ma il disinteresse mostrato dal CNN sui loro esiti non aiuta a tenerla viva.

Del question time ed in particolare della mancata risposta ad un legittimo quesito presentato a Genova sulle Srl online abbiamo già parlato in un precedente corsivo intitolato “No Answer Time”.

In assenza di risposta Federnotai è stata costretta a riproporre, sostanzialmente, la domanda e un’ulteriore mancata risposta sarebbe veramente preoccupante.

Gli ordini del giorno e le domande del question time sono stati pubblicati nel notiziario di lunedì 16 ottobre e su di essi potrebbe apririsi una discussione interessante.

L’ultima cosa che vorremmo è che questa discussione fosse relegata in tempi compressi, soffocata da una agenda compressa e da discorsi inutilmente verbosi. Che agli interventi liberi non fosse dedicato lo spazio che meritano. Non vorremmo che si ripetesse quanto successo a Genova. E cioè che a chi ha fatto chilometri per arrivare al Congresso, a chi ha sostenuto costi non indifferenti, a chi ha qualcosa da dire, a chi ha idee da proporre, fossero dedicati pochi, pochissimi minuti.

Sarebbe una scelta miope che porterebbe disamore al congresso e, nel medio periodo, un drastico calo del numero de partecipanti.

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