Skip to main content

Nozione e rilevanza della persona del debitore

La modificazione soggettiva del rapporto obbligatorio dal lato passivo ricorre quando si verifica l’aggiunta di un nuovo debitore a quello originario oppure quando si realizza la sostituzione del debitore originario con un nuovo debitore.
In generale, la modificazione soggettiva passiva non può prescindere dal consenso del creditore, in quanto per quest’ultimo non è indifferente la persona del debitore, a causa della sua maggiore o minore solvibilità e della minore o maggiore garanzia che offre il suo patrimonio.
Pertanto:
a) La modificazione soggettiva cumulativa, che implica l’aggiunta di un nuovo debitore, può prescindere dal consenso del creditore;
b) La modificazione soggettiva liberatoria, invece, implicando la sostituzione del debitore originario con un nuovo debitore, non può prescindere dal consenso del creditore.

Strumenti tipici di modificazione del lato passivo

La modificazione soggettiva dal lato passivo del rapporto obbligatorio può verificarsi tanto in mortis causa tanto in inter vivos.
A causa di morte i debiti del de cuius si trasmettono a titolo universale in capo agli eredi, i quali rispondono in proporzione alle rispettive quote di eredità ai sensi degli artt 752-754 c.c.
Negli atti tra vivi dobbiamo distinguere tre principali strumenti di modificazione soggettiva dal lato passivo del rapporto obbligatorio: la delegazione (artt 1268-1271 c.c.); l’espromissione (art 1272 c.c.) e l’accollo (art 1273 c.c.).
Andiamo ad analizzare questi ultimi in maniera più dettagliata.

La delegazione

La delegazione è un’operazione giuridica mediante la quale un soggetto detto delegante incarica un altro soggetto detto delegato di assumere (delegazione di debito) o di adempiere (delegazione di pagamento) il debito che egli ha verso un altro soggetto.
Il rapporto tra delegante e delegato prende il nome di rapporto di valuta e, nella delegazione tipica, è un rapporto di debito, nel senso che il delegato è debitore del delegatario.
Il rapporto tra delegante e delegato, invece, prende il nome di rapporto di provvista e, nella delegazione tipica, anche questo è un rapporto di debito, nel senso che il delegato è debitore del delegante.
Da un punto di vista funzionale, la delegazione risponde al principio di economia dei mezzi giuridici, in quanto con l’adempimento del delegato si perseguono contemporaneamente due rapporti di debito tra loro indipendenti. Ciò posto, in ragione della sussistenza o meno di un rapporto debitorio intercorrente tra delegante e delegato (cd. rapporto di provvista), la delegazione si distingue in: delegazione passiva su debito (cd. delegazione coperta), delegazione passiva allo scoperto e delegazione neutra.
Nella delegazione cd. coperta, il delegante è debitore del delegatario e allo stesso tempo creditore del delegato.
Nella delegazione allo scoperto, il delegante è debitore del delegatario ma non creditore del delegato, quindi non c’è un rapporto di provvista, ma solo di valuta.
Infine, nella delegazione neutra il delegante non è né debitore del delegatario, né creditore del delegato, quindi non vi è né un rapporto di provvista, né un rapporto di valuta.
In riferimento alla natura giuridica della delegazione, in dottrina sembra prevalere la cd. tesi atomistica, in quanto la delegazione è una fattispecie complessa costituita da una pluralità di negozi giuridici distanti ed autonomi tra loro: l’atto di delega, l’atto di autorizzazione e il negozio di assunzione/pagamento di debito altrui.

Tipologie di delegazione

La principale distinzione in materia di delegazione si ha tra: delegazione passiva (art 1268 c.c.), delegazione pura (art 1271 comma 2° c.c.) e delegazione di pagamento, non espressamente disciplinata dal Codice civile.
a) Delegazione passiva: si distingue in delegazione a promettere e in delegazione di pagamento.
Nel primo caso, la giurisprudenza dominante ritiene che la delegazione a promettere consista in un negozio trilaterale fra debitore, creditore ed un terzo in forza del quale il delegante delega il delegato ad effettuare un determinato pagamento a favore del creditore, presupponendo che il debitore delegante sia creditore del terzo delegato e debitore del delegatario.
Il fatto che il delegato si assuma l’obbligo di effettuare la prestazione del delegante nei confronti del delegatario, non libera il delegante, il quale resta solidalmente obbligato insieme al delegato, anche se il delegatario non può pretendere il pagamento dal delegante se prima non lo ha richiesto al delegato.
Il delegatario può con dichiarazione espressa acconsentire a liberare subito il delegante conservando quale unico debitore il delegato. Qualora risulti che il delegato era insolvente già al momento in cui ha assunto l’obbligo verso il delegatario, quest’ultimo conserva il suo credito nei confronti del delegante nonostante la dichiarazione di liberazione (art 1274 c.c.).
Se c’è espresso riferimento al rapporto di provvista e/o a quello di valuta, può accadere che:
1. Se il delegato ha promesso di pagare quanto lo stesso doveva al delegante potrà opporre al delegatario tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre al delegante (art 1271 comma 2° c.c.);
2. Qualora abbia promesso di pagare al delegatario quanto questi deve ricevere dal delegante potrà opporre al delegatario tutte le eccezioni che a quest’ultimo avrebbe potuto opporre il delegante;
3. Qualora abbia promesso di pagare al del delegatario quanto questi deve ricevere dal delegante ma nei limiti di quanto lo stesso deve al delegante, potrà opporre al delegatario sia quelle che esso delegato avrebbe potuto opporre al delegante.

b) Delegazione pura: non vi è nessun riferimento al rapporto di provvista e al rapporto di valuta, qualora abbia promesso di eseguire al delegatario un pagamento non riferito né al rapporto di provvista né al rapporto di valuta, non potrà opporre al delegatario le eccezioni che inficiano l’uno o l’altro rapporto di base; solo in caso di nullità o inesistenza del rapporto di valuta, potrà opporre le eccezioni relative al rapporto di provvista (art 1271 comma 2° c.c.).

c) Delegazione di pagamento: consiste in un accordo fra il debitore ed un terzo che ancorché debitore del primo, non è tenuto ad aderirvi ai sensi dell’art 1269 c.c., in forza del quale il debitore delegante delega il terzo delegato ad effettuare senz’altro una determinata prestazione a favore del creditore delegatario. E’ lo schema dell’assegno bancario o dell’ordine di bonifico del correntista impartito dalla propria banca. La delegazione di pagamento, seguita dal pagamento da parte del delegato, ha quindi funzione immediatamente solutoria dell’obbligazione, non già di mera modificazione del soggetto passivo di essa. E’ come se il pagamento l’avesse fatto direttamente il delegante al delegatario e in caso di pagamento non dovuto, potrà agire per la ripetizione dell’indebito il delegante.

Delegazione mortis causa

In dottrina è discusso se sia possibile prevedere una delegazione diretta per testamento.
Sembrerebbe, a riguardo, prevalere la tesi affermativa, in quanto l’atto di delega ha natura giuridica di atto unilaterale (cd. ordine unilaterale o iussum delegatorio).
A sostegno di questa impostazione vi è in primis l’art 1270 1° comma c.c., il quale attribuisce al delegante la facoltà di revocare unilateralmente la delegazione fino a quando il delegato non abbia assunto il debito o non abbia eseguito il pagamento; l’art 1270 2° comma c.c., che riconosce al delegato la facoltà di assumere l’obbligazione o di eseguire il pagamento anche dopo la morte o la sopravvenuta incapacità del delegante e l’art 1315 c.c., il quale prevede un’ipotesi di delegazione di pagamento per testamento affermando che: “il beneficio della divisione non può essere opposto da quello che tra gli eredi del debitore, che è stato incaricato di eseguire la prestazione o che è in possesso della cosa dovuta, se questa è certa e determinata”.

L’espromissione

L’espromissione, disciplinata dall’art 1272 c.c., è un contratto fra creditore ed un terzo, in forza del quale quest’ultimo detto espromittente si impegna nei confronti del primo detto espromissario a pagare un preesistente debito dell’obbligato originario detto espromesso (es. il padre si accorda con il creditore del figlio per pagare un suo debito).
Si tratta di un contratto da cui derivano obbligazioni solo per il terzo, essendo un contratto bilaterale, si ritiene che l’accordo di espromissione si perfeziona nel momento in cui il creditore viene a conoscenza della volontà del terzo, senza necessità di un suo atto di accettazione.
L’elemento che distingue l’espromissione dalla delegazione promissoria è la spontaneità con cui il terzo decide di pagare il debito del debitore.
Non c’è una delega del debitore originario, il quale non prende il alcun modo parte dell’operazione negoziale. E’ di regola cumulativa e quindi il terzo è obbligato in solido con il debitore originario salvo espressa liberazione da parte del creditore. Può opporre al creditore le eccezioni che quest’ultimo avrebbe potuto opporre al debitore originario, salvo quelle cd. personali come i vizi del consenso o l’incapacità del debitore.

L’espromissione mortis causa

In ragione della natura giuridica di contratto bilaterale a prestazioni corrispettive, l’espromissione è strutturalmente incompatibile con l’unilatarelità del testamento.
Pertanto, non è possibile realizzare la causa espromissoria direttamente per testamento, ma soltanto tramite un legato obbligatorio di contratto di espromissione.

L’accollo

L’accollo è disciplinato dall’art 1273 c.c. e consiste in un accordo bilaterale tra debitore ed un terzo in forza del quale quest’ultimo detto accollante assume a proprio carico l’onere di procurare al creditore detto accollatario il pagamento di un debito anche futuro del primo detto accollato (es. in ipotesi di compravendita di un immobile gravato da ipoteca, l’acquirente, anziché pagare integralmente il prezzo al venditore, si accolla l’obbligo di rimborsare in luogo di quest’ultimo, il mutuo garantito dall’ipoteca gravante sull’immobile).

Tipologie di accollo

TIPOLOGIE DI ACCOLLO

L’accollo si divide, innanzitutto, in:
a) Accollo interno: non è espressamente disciplinato dal codice civile e si ha quando le parti non intendono attribuire alcun diritto al creditore verso l’accollante. Quest’ultimo si impegna solo verso il debitore accollato e quindi il creditore non acquista un nuovo debitore accanto a quello originario. Quindi, il terzo risponde del proprio inadempimento solo nei confronti dell’accollato debitore e non nei confronti del creditore accollatario.

b) Accollo esterno: disciplinato dall’art 1273 c.c., si ha quando l’accordo fra accollante e accollato si configura come contratto a favore di terzo ex art 1411 c.c. e quindi, si intende conferire al creditore accollatario il diritto di pretendere direttamente dall’accollante l’adempimento del proprio credito. Nel momento in cui il creditore vi aderisce, l’impegno assunto diventa irrevocabile. Tale accollo a sua volta può essere, altresì:

1. Cumulativo: se il debitore originario resta obbligato in solido con l’accollante;
2. Liberatorio: se il debitore originario viene liberato, ma deve esserci una dichiarazione espressa ed inequivoca del creditore.

Accollo mortis causa

Come per le due fattispecie precedenti, si è discussa anche la fattibilità dell’accollo per testamento. Essendo l’accollo esterno un contratto di natura bilaterale e l’accollo esterno un contratto bilaterale “atipico” a cui rimane estraneo il creditore, la struttura bilaterale di questa fattispecie risulta incompatibile con l’unilateralità del testamento.
Pertanto, l’accollo non può essere disposto direttamente per testamento, ma soltanto in via indiretta mediante un legato obbligatorio di contratto con cui il testatore pone a carico dell’onerato ed in favore del debitore l’obbligo di concludere inter vivos un contratto di accollo.