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Federnotizie

L’osservatore romano

By Novembre 16, 2022No Comments

Perché un organo collegiale quale il Consiglio Nazionale del Notariato possa operare con successo è necessario un equilibrato cocktail di qualità.

Tra queste la più imponderabile è la fortuna.

Coloro che sedevano in via Flaminia all’epoca del Ddl concorrenza o dell’emendamento Lulli, ma anche chi ha assistito al 56° Congresso non ha potuto fare a meno di pensare che questo è un Consiglio Nazionale molto fortunato.

Il clima respirato a Roma è parso sereno come da tempo non accadeva. Gli attestati di stima e riconoscenza da parte della politica sono stati un concerto particolarmente compatto. Anche i vecchi frequentatori di queste riunioni, abituati a discorsi di apparente apprezzamento, non hanno potuto fare a meno di notare come questa volta ci fosse una complessiva sensazione di maggior sincerità.

Pare proprio che per questa legislatura il Notariato potrà lavorare senza sentirsi sotto attacco.

Questa fortuna non significa però che il compito del Consiglio Nazionale sarà più facile.

Quando si lavora sotto pressione l’adrenalina genera coesione, estrae energie, rende lucida l’argomentazione. In un periodo di tranquillità si tende invece al rilassamento ed è forte il rischio che il tempo trascorra invano senza che nuovi progetti vengano alla luce e che la categoria incassi quanto la congiuntura consentirebbe.

E qui soccorre la seconda fortuna di questo Consiglio.

La scarsa propensione all’ascolto da parte della politica in questi ultimi anni ha fatto si che nei magazzini di via Flaminia giacciano, pronti, alcuni progetti di riforma molto importanti per il notariato.

La libera circolazione degli immobili di provenienza donativa, la fissazione di un dies a quo per la prescrizione della responsabilità professionale, ma anche un progetto organico di riforma della successione necessaria, il mandato in vista di futura incapacità, nuove competenze nel mercato delle opere d’arte ed altro ancora.

Tutto materiale pronto, ed il cui merito va a chi ha in passato lavorato su questi temi, che la politica aspetta. Con un’attenta gestione dei rapporti coi ministeri finalmente risultati a lungo attesi potrebbero essere ottenuti.

La concreta possibilità di vedere realizzate riforme a cui da tempo si lavora non deve certo far venir meno lo stimolo a nuove progettualità. La legislatura è lunga e potrebbe dare altre soddisfazioni al notariato.

Non si deve però cadere nell’errore di appaltare in esclusiva questa progettualità al CNN aspettando poi gli esiti per un giudizio sull’operato di consiliatura.

La progettualità è compito di tutto il notariato ed in particolare del mondo associativo, di FederNotai (è stato ricordato che assicurazione professionale, prezzo valore e deposito prezzo sono riforme che hanno avuto il loro big bang nel mondo sindacale) e di Asign.

Molto c’è da fare sul lato internazionale (riforma della legge notarile per la regolamentazione dell’uso di lingue straniere, radicale riforma della condizione di reciprocità, affidamento delle Apostille ai consigli notarili etc.) e sul lato delle tecnologie (totale informatizzazione dei rapporti con gli archivi notarili e delle attività ispettive, semplificazione dei procedimenti per la costituzione delle Srl online, conservazione degli originali su supporto informatico, etc…) e molto c’è da pensare per partorire nuove idee.

Siamo di fronte ad un’opportunità che non può essere sprecata.

La sintonia con la politica ed il periodo fortunato devono però anche essere messi a frutto per provare a correggere gli errori in cui la politica è caduta o rischia di cadere, con le cautele (ma senza i timori) necessarie a non rovinare l’idillio.

Nei mesi scorsi l’attuale maggioranza di governo si è battuta contro la legge delega che, con termini lunghi, affidava al governo la revisione del Catasto. Il non voler mettere le mani nelle tasche dei proprietari di case è il legittimo corollario di un orientamento politico premiato dagli elettori. Ma il notariato non può non far notare alla politica che l’attuale sistema catastale dà luogo ad un’imposizione regressiva facendo pagare ai proprietari di case di minor valore site in zone già penalizzate da un’economia rallentata imposte proporzionalmente molto più elevate rispetto a quelle che pagano i proprietari di case di lusso situate nel centro delle città più ricche. E lo si scrive da un osservatorio che sarebbe penalizzato nel portafoglio dalla riforma.

Il catasto oggi porta ad una imposizione iniqua ed il governo, che ha nelle mani la determinazione del gettito, dovrebbe essere garante di sé stesso nel calibrare la riforma in modo da non penalizzare (nel suo complesso seppur con diversa ripartizione) i proprietari di case.

La maggioranza, in queste settimane, ha anche promesso di innalzare il tetto per la circolazione del denaro contante. Il notariato, ormai da anni in prima linea e al centro della lotta al riciclaggio, deve far capire alla politica il grave errore di questa retromarcia.

L’eccessiva circolazione di denaro contante ad altro non serve che a facilitare la microcriminalità e l’evasione fiscale, consentendo più agevolmente la circolazione dei proventi di queste attività illecite.

Non esiste motivo alcuno lecito per preferire un pagamento in contanti in misura superiore ai tetti già alti sino ad oggi in vigore.

Parlare con la politica, dare il proprio contributo per il miglioramento del paese non significa solo svolgere con affidabilità il proprio ruolo, non significa solo proporre riforme nell’interesse del paese, significa anche mettere a disposizione della politica la propria esperienza perché la politica non cada in errori che ostacolano l’equità e favoriscano l’illegalità.

A Roma, in un Congresso che ha dato altre e grandi soddisfazioni, questo, purtroppo, il notariato non ha avuto il coraggio (o la volontà) di farlo.

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